di Fiorella Chiappi, Presidente CPO PLP

L’8 marzo non è solo una ricorrenza simbolica. È anche l’occasione per riportare al centro temi
concreti che riguardano le donne libere professioniste e il loro sentirsi a proprio agio nei ruoli che
stanno vivendo. Uno di questi ruoli è quello di neo-madre. Per alcune può diventare un’esperienza
di solitudine e non facilmente conciliabile con la propria attività professionale.
Molte coppie vivono lontane dalla famiglia e dalle reti di supporto tradizionali. L’assenza di questi
sostegni può rendere la cura del bambino un’esperienza isolante per la madre – mentre il partner
lavora fuori casa – in un momento in cui il bisogno di supporto pratico ed emotivo è più intenso.
Come comunità di psicologi e liberi professionisti possiamo chiederci: quali strumenti, pratiche e
reti possono ridurre questa solitudine? Come favorire una genitorialità più condivisa?
Alcune esperienze europee offrono spunti interessanti. Figure come la Doula accompagnano la
madre e la famiglia, offrendo supporto pratico ed emotivo: aiutano nei lavori domestici, nella
gestione dei fratellini più grandi e nell’allattamento, contribuendo al benessere della donna e dei
genitori. La Doula può essere utile anche per i padri, fin dalla gravidanza, alleggerendo ansie e
creando spazi di respiro condivisi.
Un’altra riflessione riguarda il congedo parentale paritario, che riduce il carico sulle madri e
promuove la partecipazione dei padri. Come possiamo immaginare strumenti analoghi per le libere
professioni, capaci di rispondere ai bisogni concreti dei genitori?
Domande aperte come queste meritano di essere condivise: come possiamo costruire insieme
nuove pratiche e strumenti concreti per sostenere le madri e favorire una genitorialità più
condivisa?