A cura di Dominella Quagliata – Presidente PLP e Sandra Vannoni – Delegata nazionale PLP Previdenza e Welfare
Sintesi della Relazione PLP sulla riforma previdenziale ENPAP 2026
PLP Psicologi Liberi Professionisti – Sindacato Nazionale ha predisposto una relazione tecnica e politica sulla proposta di riforma previdenziale ENPAP, con l’obiettivo di informare i colleghi, rappresentare le principali criticità emerse e avanzare proposte migliorative orientate alla sostenibilità del sistema e alla tutela della categoria.
La posizione di PLP è chiara: la sostenibilità previdenziale costituisce un obiettivo necessario e condivisibile. Tuttavia, ogni intervento riformatore deve essere costruito in modo equo, graduale e coerente con la reale capacità contributiva degli psicologi liberi professionisti.
La proposta attualmente in discussione prevede l’aumento del contributo soggettivo dal 10% al 15% e del contributo integrativo dal 2% al 4%. Pur comprendendo le ragioni strutturali che hanno portato ENPAP ad avviare il percorso di riforma, PLP evidenzia come una quota rilevante della categoria operi oggi con redditi bassi, discontinui o instabili, in un mercato professionale fortemente competitivo e spesso caratterizzato da pressione al ribasso dei compensi. In tale scenario, un incremento contributivo uniforme rischia di incidere maggiormente proprio sui colleghi economicamente più fragili.
Per questa ragione, PLP ha avanzato alcune proposte qualificanti.
In primo luogo, la gradualità dell’aumento contributivo. Il Sindacato ha proposto un incremento progressivo del contributo soggettivo, pari all’1% annuo fino al raggiungimento del 15%, al fine di consentire ai professionisti un adattamento sostenibile nel tempo. Con riferimento al contributo integrativo, PLP ha evidenziato la necessità di garantire che tale quota sia effettivamente posta a carico della committenza e non assorbita, come spesso accade nella pratica, nei compensi professionali.
In secondo luogo, PLP ha richiesto una maggiore tutela della capacità contributiva reale, attraverso correttivi specifici per redditi bassi, carriere discontinue, giovani professionisti e categorie maggiormente esposte a fragilità economica. Il Sindacato ritiene infatti che il principio di equità debba accompagnare ogni riforma previdenziale.
Ulteriore proposta riguarda l’istituzione di un Osservatorio permanente tra ENPAP e parti sociali, finalizzato al monitoraggio costante degli effetti della riforma e all’eventuale introduzione di correttivi sulla base dei dati reali.
PLP ha inoltre posto con forza il tema strategico della crescita del reddito professionale. Una previdenza sostenibile non può fondarsi esclusivamente sull’aumento delle aliquote contributive, ma richiede politiche parallele di valorizzazione economica della professione psicologica: equo compenso, contrasto al dumping, ampliamento degli sbocchi professionali, maggiore presenza nei sistemi pubblici e sviluppo di nuovi mercati professionali.
In data 17 aprile 2026 si è svolto l’incontro istituzionale tra PLP ed ENPAP, su invito del Presidente dell’Ente. Il confronto si è tenuto in un clima costruttivo e di reciproca disponibilità all’ascolto. Nel corso dell’incontro, ENPAP ha comunicato che il Direttore dell’Ente, interpellato sul punto della richiesta di sospensione della seduta del 23 aprile, ha risposto che sulla base dello statuto interno e della normativa il Consiglio di Indirizzo è vincolato ad esprimersi sulla proposta del CDA;
che la gradualità dell’aumento del contributo soggettivo risulterebbe già prevista nell’impianto della riforma. È stata inoltre rappresentata una difficoltà tecnica a rinviare l’incremento del contributo integrativo, in quanto la documentazione sarebbe già formalmente depositata per la votazione.
Sul piano delle proposte avanzate da PLP, il Presidente ENPAP ha espresso parere favorevole rispetto all’istituzione di un Osservatorio permanente e ha manifestato disponibilità alla costituzione di un tavolo istituzionale con le parti sociali dedicato alla crescita del reddito professionale della categoria.
PLP valuta positivamente il confronto avviato e le aperture registrate su temi centrali. Al tempo stesso ribadisce che la tenuta del sistema previdenziale e la sostenibilità economica della professione non possono essere considerate obiettivi alternativi, ma devono procedere insieme.
Il Sindacato conferma pertanto la propria disponibilità a proseguire il dialogo istituzionale con ENPAP, con il Consiglio Nazionale dell’Ordine e con tutte le parti sociali coinvolte, nell’interesse generale degli psicologi italiani.
Relazione di PLP Psicologi Liberi Professionisti sulla Riforma Previdenziale ENPAP
Indice
Come funziona la previdenza ENPAP
Perché ENPAP propone la riforma
Il contesto economico: i redditi
Proiezione dell’impatto della riforma a 5 anni
Esiti dell’incontro istituzionale PLP – ENPAP
Premessa
In data 14 aprile 2026, appresa la convocazione da parte di ENPAP di una riunione del CIG ( Consiglio di Indirizzo Generale) finalizzata all’approvazione della Riforma Previdenziale, il Sindacato PLP Psicologi Liberi Professionisti ha ritenuto opportuno intervenire formalmente, esprimendo rammarico per il mancato coinvolgimento preventivo delle rappresentanze della categoria.
In qualità di parte sociale, PLP ha infatti evidenziato come l’assenza di un confronto strutturato con le organizzazioni professionali e sindacali costituisca un elemento critico nel percorso di costruzione della riforma. Alla luce di ciò, in pari data è stata trasmessa una formale richiesta (leggi) volta a sollecitare la sospensione della votazione sulla riforma prevista per il 23 aprile in Consiglio di Indirizzo Generale e l’attivazione di un tavolo di confronto condiviso, finalizzato a raccogliere osservazioni, integrazioni e proposte migliorative.
A seguito della richiesta, ENPAP, nella persona del Presidente Federico Conte, ha tempestivamente attivato un’interlocuzione con PLP, riconoscendo la rilevanza del coinvolgimento del Sindacato e manifestando disponibilità a un confronto diretto.
L’incontro si è pertanto svolto in data 17 aprile 2026 e ha rappresentato un primo momento di interlocuzione istituzionale, nel quale PLP ha presentato in modo articolato le proposte contenute nella presente relazione, redatta prima dell’incontro, con l’obiettivo di contribuire a una riforma più sostenibile, equa e coerente con la realtà economica della professione psicologica.
Nell’ultimo paragrafo della presente relazione riportiamo gli esiti dell’incontro ENPAP-PLP.
Alla presente seguirà un incontro pubblico in cui interverranno un tecnico del sistema previdenziale (Confprofessioni) e la delegata nazionale previdenza e welfare di PLP.
1. introduzione
Da quanto ci risulta, negli ultimi mesi ENPAP ha avviato un percorso di riforma del sistema previdenziale che prevede:
- aumento del contributo soggettivo dal 10% al 15%
- aumento del contributo integrativo dal 2% al 4%
Questa relazione ha l’obiettivo di:
- informare in modo chiaro gli iscritti
- condividere il contributo portato da PLP
- costruire una posizione sindacale consapevole e partecipata
2. Come funziona la previdenza ENPAP
Il sistema ENPAP è di tipo contributivo:
- ogni professionista versa una percentuale del proprio reddito
- questi versamenti si accumulano nel tempo
- la pensione futura dipende da quanto versato
Ne consegue che:
- bassi redditi → bassi versamenti → pensioni basse
- carriere discontinue → maggiore fragilità previdenziale
3. Perché ENPAP propone la riforma
Le motivazioni di fondo della riforma sono reali e non possono essere ignorate:
- molti iscritti versano contributi contenuti
- i redditi professionali sono spesso bassi, variabili o discontinui
- molte pensioni future rischiano di essere modeste
- l’andamento demografico e professionale richiede maggiore equilibrio nel tempo
Ma c’è un punto decisivo da comprendere bene.
ENPAP non decide in un vuoto istituzionale
ENPAP, come tutte le casse previdenziali private dei professionisti, opera in autonomia gestionale, ma sotto vigilanza pubblica.
Questo significa che deve dimostrare periodicamente allo Stato che il sistema resta solido e in grado di pagare le pensioni future.
In particolare è sottoposta al controllo di:
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
- Ministero dell’Economia e delle Finanze, per i profili economico-finanziari
- organismi tecnici e verifiche attuariali previste dalla normativa
Cosa viene richiesto concretamente alle casse
Le casse devono dimostrare:
- equilibrio finanziario nel lungo periodo
- adeguatezza delle entrate contributive rispetto agli impegni futuri
- capacità di sostenere pensioni e prestazioni nel tempo
- patrimonio coerente con i rischi previdenziali
- proiezioni attuariali credibili su molti anni
In pratica: non basta “andare bene oggi”. Bisogna dimostrare di reggere anche domani.
Quali sono i rischi di una mancata riforma
In primo luogo, vi è il rischio di un significativo aumento del numero di iscritti che, al termine della carriera professionale, percepirebbero pensioni inferiori o prossime alla soglia di povertà, con la conseguente prospettiva di una progressiva fragilizzazione del sistema e di un numero crescente di colleghi in condizioni economiche fortemente critiche.
Inoltre, qualora una Cassa previdenziale non intervenga tempestivamente di fronte all’emersione di criticità strutturali, possono progressivamente accentuarsi ulteriori rischi, tra cui:
a. Pressione istituzionale crescente
Le autorità di vigilanza possono chiedere misure correttive più incisive e rapide.
b. Riforme imposte in emergenza
Quando si interviene tardi, spesso si interviene peggio: con meno gradualità e meno margine di confronto.
c. Penalizzazione delle nuove generazioni
Rinviare oggi può spostare il costo sugli iscritti di domani.
d. Misure più dure in futuro
Contributi più alti, requisiti peggiorativi o minori prestazioni possono diventare più probabili se si agisce troppo tardi.
Intervenire è necessario. Come intervenire è una scelta politica e tecnica.
Non esiste una sola riforma possibile.
Si può discutere su:
- gradualità
- equità tra generazioni
- tutela dei redditi bassi
- incentivi alla contribuzione
- rapporto tra sacrificio presente e beneficio futuro
- trasparenza dei numeri
In sintesi
La domanda non è “riforma sì o no?”
La vera domanda è:
“Quale riforma è più giusta, sostenibile e proporzionata per gli psicologi?”
4. Il contesto economico: i redditi
Secondo l’Osservatorio di Confprofessioni:
- oltre il 50% dei professionisti guadagna meno di 30.000 €
- circa 1 su 3 meno di 20.000 €
- forte discontinuità reddituale
- significativo divario di genere
Focus psicologi
- redditi medi inferiori alla media
- ampia fascia tra 15.000 € e 25.000 €
- elevata presenza di giovani e donne
- forte instabilità
Capacità contributiva disomogenea
5. Proiezione dell’impatto economico della riforma a regime
Premessa importante
Negli esempi che seguono, i valori di 20.000 €, 30.000 € e 50.000 € si riferiscono al reddito professionale imponibile annuo, cioè alla base su cui si calcola il contributo soggettivo.
Per i professionisti in regime forfettario, l’imponibile non coincide con il fatturato lordo, ma è dato dal fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività del 78% (attualmente previsto per l’attività professionale psicologica).
In pratica:
- Fatturato lordo 25.640 € ≈ imponibile 20.000 €
- Fatturato lordo 38.460 € ≈ imponibile 30.000 €
- Fatturato lordo 64.100 € ≈ imponibile 50.000 €
(calcolo: imponibile = lordo × 78%)
La riforma prospettata prevede:
- contributo soggettivo dal 10% al 15% dell’imponibile;
- contributo integrativo dal 2% al 4% del fatturato lordo.
L’aumento del +2% integrativo, secondo quanto comunicato, verrebbe destinato così:
- 1% ai montanti individuali (pensione futura);
- 1% a TFP – Trattamento di Fine Professione, liquidabile a fine carriera.
Come si genera l’aumento
1. Contributo soggettivo
L’aumento dal 10% al 15% comporta un maggior versamento pari al 5% dell’imponibile.
Essendo fiscalmente deducibile, una parte del costo rientra tramite minori imposte.
2. Contributo integrativo
L’aumento dal 2% al 4% genera un ulteriore +2% sul fatturato lordo.
In teoria dovrebbe essere sostenuto dal cliente come voce aggiuntiva in fattura.
Esempi indicativi annui a regime
| Fatturato lordo stimato | Imponibile (78%) | Maggior soggettivo netto | Maggior integrativo (+2%) | Impatto massimo teorico |
|---|---|---|---|---|
| 25.640 € | 20.000 € | ~850 € | ~513 € | ~1.363 € |
| 38.460 € | 30.000 € | ~1.275 € | ~769 € | ~2.044 € |
| 64.100 € | 50.000 € | ~2.125 € | ~1.282 € | ~3.407 € |
Impatto immediato significativo
6. La posizione di PLP
PLP, aderente a Confprofessioni (che riunisce circa 20 sigle di liberi professionisti ), ha portato una posizione chiara:
la riforma è necessaria, ma deve essere sostenibile, equa e coerente con la realtà economica della professione
7. Criticità rilevate
- impatto regressivo sui redditi bassi
- riduzione immediata del reddito disponibile
- rischio di uscita dalla professione
- mancato intervento sul tema del reddito
8. Le proposte di PLP
8.1 Gradualità dell’aumento contributivo (soggettivo e integrativo)
Criticità: Problema
L’aumento immediato e simultaneo:
- del contributo soggettivo (10% → 15%)
- e del contributo integrativo (2% → 4%)
comporta un impatto economico rilevante in un solo momento, senza consentire ai professionisti né al mercato di adattarsi progressivamente.
Inoltre, allo stato attuale:
- il contributo integrativo è formalmente a carico del committente
- ma nella pratica molti psicologi lo assorbono nella parcella
Rischio che anche l’aumento al 4% venga sostenuto dai professionisti.
Proposta: Percorso graduale differenziato
Un percorso di gradualità differenziato tra contributo soggettivo e integrativo.
A. Contributo soggettivo
- incremento di 1% all’anno
- fino al 15% in 5 anni (fino al 2031 non andremo a regime)
Consente un adattamento progressivo sul reddito del professionista
B. Contributo integrativo
- incremento dal 2% al 4%
- in un’unica soluzione (non graduale)
- a partire dal terzo anno, cioè dopo due anni dall’avvio dell’aumento del soggettivo
Motivazione della scelta:
L’aumento graduale dell’integrativo (es. 2% → 3% → 4%) viene ritenuto problematico perché:
- genera confusione operativa nella fatturazione per i professionisti
- richiede aggiornamenti frequenti delle modalità di emissione delle parcelle
- può creare disallineamenti contrattuali nei rapporti continuativi
Inoltre:
- la committenza percepirebbe più aumenti ravvicinati
- sarebbe necessario modificare i contratti più volte, soprattutto dove è esplicitata la percentuale dell’integrativo
Questo rischia di indebolire la capacità negoziale dei professionisti.
Destinazione dell’integrativo: chiarimento fondamentale
Oggi:
- il 2% integrativo non va alla pensione individuale
- finanzia sistema e assistenza
Con la riforma:
- l’incremento, costituito dall’ulteriore 2%, introduce una componente di accumulo individuale (con un 1% destinabile ad un possibile TFP – trattamento di fine professione)
- liquidabile a fine carriera
C. Azioni preliminari obbligatorie sull’integrativo
Prima dell’introduzione del 4%, devono essere realizzate azioni di sistema per garantire che:
il contributo integrativo sia effettivamente a carico della committenza.
In particolare:
- campagne informative per i professionisti
- linee guida operative chiare per la fatturazione
- azioni coordinate di pressione politica nei confronti delle committenze pubbliche, affinché il 4% non venga scorporato dalla parcella, bensì riconosciuto come quota aggiuntiva
- ENPAP
- Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
- parti sociali
- accompagnamento concreto dei colleghi nel:
- non assorbire il contributo nella parcella
- applicarlo come voce aggiuntiva
8.1.1 Contribuzione attuale vs riforma con proposta PLP (valori netti stimati per professionista in regime forfettario al 15%, assumendo reddito professionale imponibile e deducibilità del contributo soggettivo)
Premessa metodologica
Sono rappresentati due scenari distinti:
- Scenario A = il contributo integrativo è interamente ribaltato al cliente/committente
- Scenario B = il contributo integrativo è interamente assorbito dal professionista nei compensi
a. Sistema attuale
- 10% contributo soggettivo
- 2% contributo integrativo
b. Riforma graduale proposta
| Anno | Soggettivo | Integrativo | Totale nominale |
| Attuale | 10% | 2% | 12% |
| 1° anno | 11% | 2% | 13% |
| 2° anno | 12% | 2% | 14% |
| 3° anno | 13% | 4% | 17% |
| 4° anno | 14% | 4% | 18% |
| 5° anno | 15% | 4% | 19% |
c. Impatto annuo corretto su tre redditi tipo
Reddito 20.000 €
| Scenario | A (integrativo cliente) | B (integrativo assorbito) |
| Attuale | 1.700 € | 2.100 € |
| 1° anno | 1.870 € | 2.270 € |
| 2° anno | 2.040 € | 2.440 € |
| 3° anno | 2.210 € | 3.010 € |
| 4° anno | 2.380 € | 3.180 € |
| 5° anno | 2.550 € | 3.350 € |
Differenza vs oggi al 5° anno
- Scenario A: +850 €
- Scenario B: +1.250 €
Reddito 30.000 €
| Scenario | A (integrativo cliente) | B (integrativo assorbito) |
| Attuale | 2.550 € | 3.150 € |
| 1° anno | 2.805 € | 3.405 € |
| 2° anno | 3.060 € | 3.660 € |
| 3° anno | 3.315 € | 4.515 € |
| 4° anno | 3.570 € | 4.770 € |
| 5° anno | 3.825 € | 5.025 € |
Differenza vs oggi al 5° anno
- Scenario A: +1.275 €
- Scenario B: +1.875 €
Reddito 50.000 €
| Scenario | A (integrativo cliente) | B (integrativo assorbito) |
| Attuale | 4.250 € | 5.250 € |
| 1° anno | 4.675 € | 5.675 € |
| 2° anno | 5.100 € | 6.100 € |
| 3° anno | 5.525 € | 7.525 € |
| 4° anno | 5.950 € | 7.950 € |
| 5° anno | 6.375 € | 8.375 € |
Differenza vs oggi al 5° anno
- Scenario A: +2.125 €
- Scenario B: +3.125 €
Legenda
Scenario A = il contributo integrativo resta a carico del cliente, come previsto normativamente.
Scenario B = il contributo integrativo viene incorporato nei compensi e quindi sostenuto indirettamente dal professionista.
Nota tecnica conclusiva
L’effettivo impatto economico della riforma dipenderà in misura decisiva dalla concreta capacità della categoria di applicare l’integrativo come voce aggiuntiva in fattura, senza assorbirlo nei compensi. Per questo PLP ritiene strategico accompagnare qualsiasi aumento dell’integrativo con azioni istituzionali, informative e negoziali a tutela dei colleghi.
d. effetto pensione futura (quota ordinaria)
L’incremento della contribuzione previsto dalla riforma, qualora destinato in parte ai montanti individuali, è suscettibile di produrre nel medio-lungo periodo un miglioramento del trattamento pensionistico futuro.
In particolare, assumendo che:
- il maggiore contributo soggettivo confluisca integralmente nel montante previdenziale individuale;
- dall’incremento del 2% del contributo integrativo previsto dal 3° anno, 1% venga destinato al montante individuale e 1% ad una prestazione separata di fine attività professionale (TFP);
- vi sia una carriera contributiva residua di lungo periodo;
- permangano condizioni ordinarie di rivalutazione del montante;
è ragionevole attendersi, per le carriere regolari e continuative, un incremento pensionistico futuro anche significativo rispetto all’attuale assetto contributivo.
Tuttavia, l’entità effettiva del beneficio dipenderà da variabili decisive, tra cui:
- anni residui di contribuzione;
- continuità e livello del reddito professionale;
- rendimento del sistema previdenziale;
- età di pensionamento;
- coefficienti di trasformazione vigenti al momento del pensionamento.
Per tale ragione, PLP ritiene corretto rappresentare il possibile beneficio previdenziale come potenziale e variabile, evitando proiezioni numeriche rigide che potrebbero risultare non uniformemente applicabili ai diversi percorsi professionali.
e. Effetti della maggiorazione del 2% integrativo dal 3° anno
Secondo quanto prospettato, la maggiorazione del contributo integrativo dal 2% al 4% determinerebbe una nuova destinazione della quota aggiuntiva del 2%, così articolata:
- 1% destinato ai montanti individuali, con effetti migliorativi sulla pensione futura;
- 1% destinato a una prestazione finale separata, assimilabile ad un trattamento di fine professione (TFP), liquidabile al termine dell’attività.
Tale impostazione introdurrebbe, accanto alla pensione ordinaria, una seconda forma di accumulo individuale con finalità di sostegno economico nella fase conclusiva della carriera professionale.
L’importo finale effettivamente maturato dipenderà da:
- durata della contribuzione residua;
- costanza reddituale nel tempo;
- modalità di rivalutazione delle somme accantonate;
- eventuali regole applicative che saranno definite in sede attuativa.
In linea generale, per carriere lunghe e continuative, la misura potrebbe generare un capitale finale di rilievo, meritevole di approfondimento tecnico e di piena trasparenza informativa verso gli iscritti.
Valutazione sindacale PLP
PLP ritiene positivo ogni meccanismo che rafforzi la tutela previdenziale individuale degli psicologi. Tuttavia, considera essenziale che ogni incremento contributivo sia accompagnato da:
- chiarezza assoluta sulle destinazioni delle somme versate;
- simulazioni ufficiali trasparenti e personalizzabili;
- gradualità dell’impatto economico;
- sostenibilità reale per i professionisti con redditi bassi o discontinui.
Una riforma previdenziale è realmente efficace solo quando unisce solidità del sistema, equità contributiva e concreta sostenibilità per la categoria.
8.2 Tutela della capacità contributiva reale
Criticità: Problema
L’aumento uniforme non tiene conto delle differenze di reddito.
Proposta: Cosa proponiamo
- introduzione di soglie di reddito
- modulazione dell’aumento
- attenzione alla continuità del reddito
Obiettivo: Obiettivo
- evitare effetti regressivi
- garantire equità
- proteggere i più fragili
8.3 Monitoraggio e revisione della riforma
Criticità: Problema
Una riforma non monitorata può generare effetti negativi.
Proposta: Cosa proponiamo
- Osservatorio permanente ENPAP– Parti sociali
- monitoraggio continuo
- possibilità di correzione
Obiettivo: Obiettivo
- adattare la riforma nel tempo
- evitare criticità strutturali
8.4 Crescita del reddito e riconoscimento della professione: oltre la logica della riduzione del danno
È comprensibile, nel contesto attuale, interrogarsi su come versare il meno possibile per garantirsi comunque una pensione dignitosa. Tuttavia, se questo diventasse l’unico asse di intervento, si tratterebbe di una prospettiva riduttiva e, nel lungo periodo, penalizzante per la professione.
Limitarsi a contenere l’impatto contributivo significa, di fatto, gestire il problema senza risolverlo.
Una riforma previdenziale che si fondasse esclusivamente su questa logica rischierebbe di essere squalificante, perché sposterebbe l’attenzione dal miglioramento delle condizioni professionali alla sola riduzione del danno.
La vera leva di sostenibilità è un’altra:
lavorare in modo strutturato per aumentare i redditi e il riconoscimento sociale della professione psicologica.
Criticità: Un dato strutturale: una professione a prevalenza femminile
La professione psicologica è caratterizzata da una fortissima componente femminile:
- circa 2/3 della popolazione professionale è donna
- in alcune rilevazioni si arriva fino all’80–87%
Il gender pay gap non è solo una differenza di “tariffa a parità di prestazione”, ma il risultato di fattori strutturali.
Nel mercato del lavoro italiano:
- le donne guadagnano fino al 20–29% in meno degli uomini in media
- il gap cresce nel corso della carriera fino a oltre il 30%
Fattori che incidono anche nella professione psicologica
a. maggiore discontinuità lavorativa
- le donne svolgono la maggior parte del lavoro di cura non retribuito
- maggiore ricorso al part-time (oltre il 70% dei part-time è femminile)
Nella libera professione questo si traduce in:
- meno ore lavorate
- minore continuità di reddito
b. minore accesso agli ambiti più remunerativi
- le donne sono più presenti in settori meno pagati (istruzione, servizi sociali)
nella psicologia:
- maggiore concentrazione nella clinica individuale
- minore presenza in:
- consulenza aziendale
- organizzazioni
- ruoli apicali
c. minore potere contrattuale medio
- maggiore esposizione a:
- lavoro sottopagato
- piattaforme low cost
- cooperative
d. Impatto della genitorialità
- le scelte professionali vengono spesso condizionate dalla maternità
Effetti:
- riduzione carico di lavoro
- rallentamento crescita professionale
8.4.1 Criticità attuali su cui intervenire
L’analisi del mercato professionale evidenzia alcune dinamiche che comprimono il valore economico della prestazione:
a. Polarizzazione sull’ambito clinico
- forte concentrazione sull’attività clinica tradizionale
- scarso sviluppo di ambiti ad alto potenziale economico
Ambiti oggi sottoutilizzati ma mediamente più remunerativi:
- psicologia del lavoro e delle organizzazioni (HR, sviluppo organizzativo, benessere aziendale)
- salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (valutazione stress lavoro-correlato, formazione)
- interventi di prevenzione e promozione del benessere nelle comunità
- consulenza in ambito welfare aziendale
b. Pressione al ribasso delle tariffe
- piattaforme online che riconoscono compensi molto bassi
- diffusione di:
- sedute low cost
- pacchetti scontati
- logiche commerciali aggressive
c. Debolezza della domanda pubblica (PA)
- limitata presenza strutturale degli psicologi nei servizi pubblici
- scarso ricorso alla professione psicologica da parte della Pubblica Amministrazione, rispetto ad altre categorie professionali a differenza di quanto avviene per medici di medicina generale, ingegneri, commercialisti, altre professioni ordinistiche con maggiore integrazione nei sistemi pubblici
Questo comporta:
- minori opportunità di incarichi stabili e continuativi
- minore riconoscimento istituzionale del ruolo dello psicologo
- maggiore dipendenza dal mercato privato e dalle sue dinamiche competitive
- compressione dei redditi medi
d. Abbiamo inoltre un paradosso:
- l’ambito più scelto (clinico) è il meno scalabile e spesso meno remunerativo
- gli ambiti meno sviluppati sono quelli con maggiore potenziale economico
8.4.2 Correttivi proposti
Per affrontare queste criticità, è necessario un intervento coordinato e multilivello. A tal fine proponiamo la costituzione di un tavolo permanente, costituito dal CNOP, da ENPAP e dalle parti sociali, che possa progettare e coordinare azioni mirate a:
a. Rafforzamento del nomenclatore
- rendere il nomenclatore delle prestazioni:
- più autorevole
- aggiornato
- realmente utilizzato come riferimento
Nota: per orientare il mercato e le tariffe
b. Applicazione effettiva dell’equo compenso
- monitoraggio più stringente nei rapporti con:
- grandi aziende
- assicurazioni
- cooperative
- Pubblica Amministrazione
Nota: evitare compensi non proporzionati alla prestazione
c. Contrasto al dumping professionale
- contrastare pratiche che abbassano artificialmente i prezzi
- promuovere condizioni minime di sostenibilità economica
d. Linee guida sulla qualità della prestazione
- definire standard professionali chiari
- valorizzare:
- competenze
- responsabilità clinica
- complessità dell’intervento
e. Cultura del valore della professione
- promuovere una comunicazione più chiara verso:
- cittadini
- istituzioni
- committenti
f. Regolazione del mercato digitale
- avviare una riflessione su piattaforme online e modelli di business
- definire criteri minimi di tutela economica per i professionisti
g. Sviluppo attivo di nuovi mercati
- promuovere l’inserimento degli psicologi in ambiti emergenti
- sostenere politiche pubbliche che aumentino la domanda di servizi psicologici
Obiettivo: Obiettivo
- aumentare i redditi medi della professione
- rafforzare il posizionamento sociale dello psicologo
- rendere sostenibile qualsiasi riforma previdenziale
Non si costruisce una previdenza sostenibile riducendo i contributi, ma aumentando il valore e il reddito della professione.
9. Gradualità + crescita del reddito
Se nei 5 anni i redditi crescono:
- l’impatto si riduce
- la riforma diventa sostenibile
10. Conclusioni
La sostenibilità del sistema previdenziale rappresenta un obiettivo imprescindibile. Garantire nel tempo la solidità di ENPAP, la capacità di erogare prestazioni adeguate e il rispetto degli equilibri richiesti dal quadro normativo è interesse comune dell’Ente e di tutta la categoria professionale. Su questo punto PLP esprime piena consapevolezza e senso di responsabilità.
Allo stesso tempo, ogni intervento previdenziale produce effetti concreti sulla vita professionale quotidiana degli iscritti. Per questo motivo una riforma non può essere valutata esclusivamente sulla base degli indicatori attuariali, ma deve essere misurata anche rispetto alla sua sostenibilità sociale, economica e professionale. Una misura tecnicamente corretta ma scollegata dalla reale capacità contributiva della categoria rischierebbe infatti di generare effetti distorsivi: compressione del reddito disponibile, aumento dell’abbandono professionale, irregolarità contributiva, rinuncia all’attività libero-professionale e ulteriore indebolimento del tessuto professionale degli psicologi italiani.
Il dato di contesto è noto: una quota rilevante della professione opera con redditi contenuti, discontinui o instabili; la componente giovanile e femminile è particolarmente esposta a fragilità economiche; numerosi colleghi esercitano in mercati territoriali ad alta competitività e con forte pressione sui compensi. In tale scenario, un incremento contributivo non accompagnato da gradualità e correttivi rischia di incidere in misura maggiore proprio su chi dispone di minori margini economici.
Per queste ragioni PLP ritiene che la riforma debba poggiare su quattro pilastri fondamentali.
Primo: gradualità.
L’adeguamento contributivo, se necessario, deve essere progressivo, prevedibile e programmabile, così da consentire agli iscritti di adattare la propria organizzazione economica e professionale nel tempo.
Secondo: equità.
È necessario introdurre meccanismi che tengano conto delle differenze reddituali, delle carriere discontinue e delle specifiche fragilità presenti nella categoria, evitando effetti regressivi.
Terzo: trasparenza e partecipazione.
Le riforme previdenziali producono impatti di lungo periodo e richiedono quindi il massimo coinvolgimento delle rappresentanze professionali e sindacali. Il confronto preventivo non è un ostacolo al cambiamento, ma una condizione di qualità del cambiamento stesso.
Quarto: sviluppo del reddito professionale.
La previdenza non può fondarsi soltanto sull’aumento delle aliquote. La leva strutturale più solida resta la crescita dei redditi medi della categoria, attraverso maggiore riconoscimento istituzionale della professione, ampliamento degli ambiti occupazionali, equo compenso, contrasto al dumping e valorizzazione delle competenze psicologiche nei contesti pubblici e privati.
In questa prospettiva, la vera alternativa non è tra riformare o non riformare, ma tra una riforma subita e una riforma costruita con la categoria. PLP sceglie con chiarezza la seconda strada: contribuire con spirito costruttivo a soluzioni serie, sostenibili e lungimiranti, che tengano insieme equilibrio dei conti e dignità professionale.
PLP conferma pertanto la propria disponibilità a un confronto istituzionale stabile con ENPAP, con il Consiglio Nazionale dell’Ordine e con tutte le parti sociali coinvolte, nella convinzione che solo un metodo partecipato possa produrre una riforma realmente efficace e condivisa.
In conclusione, la posizione del Sindacato è netta: sì alla sostenibilità previdenziale, sì alla responsabilità istituzionale, ma con modalità compatibili con la realtà economica degli psicologi e orientate alla crescita della professione. La tenuta del sistema previdenziale e il futuro della categoria non sono obiettivi alternativi: devono avanzare insieme.
11. Esiti dell’incontro istituzionale PLP – ENPAP
In data 17 aprile 2026, su invito del Presidente ENPAP, Federico Conte, alla Presidente di PLP Psicologi Liberi Professionisti, Dominella Quagliata, si è tenuto l’incontro istituzionale richiamato nella premessa della presente relazione.
All’incontro ha altresì preso parte la Delegata Nazionale PLP Previdenza e Welfare, Sandra Vannoni.
Il confronto si è svolto in un clima cordiale, costruttivo e improntato alla disponibilità reciproca all’ascolto, consentendo un primo approfondimento diretto dei contenuti della riforma e delle proposte avanzate da PLP, illustrate al punto 8. Le proposte di PLP della presente relazione.
Di seguito si riportano sinteticamente gli esiti del confronto sui singoli punti esaminati.
11.1 Richiesta PLP del 14 aprile 2026
In merito alla richiesta formalmente avanzata da PLP in data 14 aprile 2026, volta alla sospensione della votazione prevista per il 23 aprile e all’apertura di un confronto preventivo, il Presidente ENPAP ha comunicato che il Direttore dell’Ente, interpellato sul punto, ha risposto che sulla base dello statuto interno e della normativa il Consiglio di Indirizzo è vincolato ad esprimersi sulla proposta del CDA.
11.2 Gradualità dell’aumento contributivo (soggettivo e integrativo) – (Punto 8.1 della relazione)
Il Presidente ENPAP ha comunicato che la gradualità proposta da PLP con riferimento all’incremento del contributo soggettivo risulta già prevista nell’impianto della riforma che sarà sottoposta al voto del Consiglio di Indirizzo Generale in data 23 aprile 2026.
Con riferimento, invece, alla proposta PLP di differire temporalmente l’incremento del contributo integrativo, è stato rappresentato che potrebbero emergere criticità di natura tecnica, in quanto la documentazione oggetto di approvazione risulterebbe già formalmente depositata in sede di convocazione.
11.3 Tutela della capacità contributiva reale – (Punto 8.2 della relazione)
Misure di salvaguardia attualmente previste da ENPAP
Nel corso dell’incontro, il Presidente ENPAP ha riferito che le attuali misure di tutela saranno mantenute anche in caso di approvazione della riforma.
Dalle informazioni pubblicamente disponibili, tali misure risultano comprendere, in particolare:
a. Riduzione del contributo soggettivo minimo
L’attuale contributo soggettivo minimo può essere ridotto in presenza di specifiche condizioni soggettive, tra cui:
- svolgimento contemporaneo di attività di lavoro dipendente, anche part-time;
- titolarità di pensione presso altra gestione previdenziale obbligatoria;
- titolarità di pensione ENPAP;
- periodi di inattività professionale per almeno sei mesi dovuti a malattia o inabilità.
b. Agevolazioni per neoiscritti
Per gli iscritti da non oltre tre anni è prevista una contribuzione minima ridotta, quale misura di accompagnamento all’avvio dell’attività professionale.
c. Riduzione per redditi professionali molto bassi
Per livelli reddituali particolarmente contenuti sono previste soglie minime ulteriormente ridotte del contributo soggettivo minimo.
d. Assenza di acconto per nuove aperture recenti
Gli iscritti che hanno iniziato l’attività in determinate annualità recenti non sono tenuti al versamento dell’acconto contributivo nell’anno successivo all’avvio, secondo quanto comunicato dall’Ente.
e. Prestazioni assistenziali e tutele di welfare
Rientrano nel sistema di protezione anche le misure assistenziali collegate alla maternità e ad altri interventi di welfare previsti dall’Ente.
Valutazione sindacale PLP
PLP prende atto positivamente della confermata volontà di mantenere le attuali misure di salvaguardia. Tuttavia, ritiene necessario verificare in modo puntuale se esse risultino sufficienti e proporzionate rispetto al maggiore impatto economico derivante dall’aumento contributivo previsto dalla riforma, soprattutto per:
- redditi bassi e discontinui;
- giovani professionisti;
- lavoratrici con carriere intermittenti;
- professionisti operanti in aree territoriali a bassa redditività.
Per tale ragione, PLP conferma la richiesta di monitoraggio continuo degli effetti reali della riforma e della concreta efficacia delle misure compensative.
Le attuali misure di salvaguardia coprono davvero l’aumento contributivo previsto dalla riforma?
PLP ritiene opportuno affrontare una questione centrale emersa nel corso del confronto istituzionale: la permanenza delle attuali misure di salvaguardia, pur positiva, è di per sé sufficiente a compensare l’aumento contributivo prospettato?
La risposta, sul piano tecnico ed economico, richiede una valutazione concreta e non soltanto formale.
Le misure oggi previste da ENPAP rappresentano strumenti importanti di tutela, in particolare per alcune categorie di iscritti (neoiscritti, redditi bassi, titolari di altra copertura previdenziale, situazioni di fragilità). Tuttavia, esse sono state costruite in un quadro contributivo precedente, caratterizzato da aliquote inferiori rispetto a quelle previste dalla riforma.
Ne consegue che il mantenimento delle medesime tutele non coincide automaticamente con la neutralizzazione del maggiore impatto economico derivante dall’aumento delle contribuzioni.
a. Redditi bassi e molto bassi
Per professionisti con redditi contenuti, anche incrementi percentualmente limitati possono produrre effetti significativi sul reddito disponibile netto, incidendo su:
- sostenibilità dell’attività professionale;
- capacità di investimento in formazione e supervisione;
- continuità dell’iscrizione e della contribuzione;
- permanenza nel mercato professionale.
In tali casi, la semplice conferma delle tutele esistenti potrebbe non risultare sufficiente senza un aggiornamento delle soglie o dei criteri di accesso.
b. Redditi discontinui e carriere intermittenti
Una quota rilevante della categoria sperimenta percorsi professionali non lineari, con alternanza di anni positivi e anni deboli.
In assenza di meccanismi maggiormente flessibili, un aumento contributivo uniforme rischia di colpire in modo sproporzionato proprio chi presenta minore stabilità economica.
c. Giovani professionisti e fase di avvio
L’ingresso nella professione è spesso caratterizzato da:
- redditi iniziali modesti;
- tempi lunghi di consolidamento della clientela;
- investimenti iniziali elevati;
- forte concorrenza di mercato.
Le agevolazioni oggi esistenti rappresentano una base utile, ma potrebbe rendersi necessario un rafforzamento degli strumenti di accompagnamento nella fase iniziale.
d. Professioniste e divario reddituale di genere
Le dinamiche di mercato e la maggiore incidenza delle interruzioni di carriera rendono una parte significativa delle professioniste maggiormente esposta all’impatto di aumenti contributivi non modulati.
Anche sotto questo profilo, la sola conferma delle misure esistenti potrebbe non essere sufficiente.
Valutazione di sintesi
PLP ritiene pertanto che il mantenimento delle attuali misure di salvaguardia costituisca un elemento positivo ma non conclusivo.
La questione decisiva non è soltanto se le tutele restino formalmente in vigore, ma se esse siano:
- adeguate al nuovo livello contributivo;
- realmente accessibili;
- aggiornate alle condizioni reddituali attuali della categoria;
- capaci di compensare gli effetti regressivi della riforma.
Proposta operativa PLP
Per tali ragioni, PLP propone che, contestualmente all’eventuale approvazione della riforma, venga previsto un monitoraggio annuale dell’efficacia delle misure di salvaguardia, con verifica su:
- numero di iscritti beneficiari;
- distribuzione per fasce di reddito;
- impatto reale sul reddito netto;
- eventuali rinunce o cancellazioni dall’Albo correlate a difficoltà economiche;
- necessità di rafforzamento dei correttivi.
Conclusione politica e tecnica
Una misura di tutela è efficace non quando esiste sulla carta, ma quando riesce concretamente a proteggere chi ne ha bisogno.
Per questo PLP ribadisce che la sostenibilità del sistema previdenziale deve procedere insieme alla sostenibilità economica della professione.
11.4 Monitoraggio e revisione della riforma – (Punto 8.3 della relazione)
In relazione alla proposta di PLP concernente l’istituzione di un Osservatorio permanente tra ENPAP e parti sociali, finalizzato al monitoraggio degli effetti della riforma e all’eventuale introduzione di correttivi, il Presidente ENPAP ha espresso parere favorevole.
11.5 Crescita del reddito e riconoscimento della professione – (Punto 8.4 della relazione)
Con riferimento alla proposta PLP volta ad affiancare alla riforma previdenziale un percorso strutturato di crescita del reddito professionale e di rafforzamento del ruolo sociale dello psicologo, il Presidente ENPAP ha manifestato disponibilità alla costituzione di un tavolo istituzionale con le parti sociali, finalizzato a lavorare congiuntamente su misure idonee a favorire l’aumento dei redditi della categoria.
12. Conclusioni sull’incontro
PLP valuta positivamente il clima di confronto istituzionale registrato nel corso dell’incontro del 17 aprile, nonché l’apertura manifestata rispetto ad alcuni punti qualificanti delle proposte formulate dal Sindacato.
In particolare, si prende atto con favore:
- del riscontro positivo sull’istituzione dell’Osservatorio permanente di cui al punto 8.3;
- della disponibilità ad attivare un tavolo istituzionale dedicato alla crescita del reddito professionale di cui al punto 8.4;
- del riconoscimento della centralità del tema della gradualità contributiva.
PLP prende atto di quanto comunicato dal Presidente ENPAP circa l’impossibilità, nell’attuale fase procedurale, di differire l’applicazione dell’incremento del contributo integrativo al 4%, in quanto la proposta trasmessa dal Consiglio di Amministrazione può essere dal Consiglio di Indirizzo Generale esclusivamente approvata o rigettata. Il Sindacato ribadisce comunque la particolare rilevanza del tema sotto il profilo della sostenibilità economica per gli iscritti.
Parimenti, il Sindacato auspica che possa essere data tempestiva attuazione alla costituzione dell’Osservatorio proposto e si dichiara sin d’ora disponibile a contribuire attivamente ai relativi lavori.
PLP si farà inoltre promotrice, anche in interlocuzione con il CNOP, dell’istituzione del tavolo di confronto indicato al punto 8.4, nella convinzione che la sostenibilità previdenziale debba accompagnarsi a una strategia concreta di valorizzazione economica e istituzionale della professione psicologica.
Il Sindacato conferma infine la propria disponibilità a proseguire il confronto con ENPAP in un’ottica seria, costruttiva e orientata all’interesse generale della categoria.



